AMBIENTE È LAVORO

Questo è il QUINTO punto del nostro PROGRAMMA.

La pandemia e la grave crisi economica che ne è scaturita hanno dimostrato quanto effimero e diseguale sia il modello economico sostenuto nella nostra città, riteniamo pertanto che Milano debba cambiare radicalmente.
Nella città moderna dei servizi di oggi vi è nascosto, purtroppo tollerato e accettato, il lavoro destrutturato senza paga di riferimento e senza orario. Proprio i lavoratori, ma soprattutto le donne, milanesi e di tutta l’area metropolitana, hanno pagato in prima persona un prezzo altissimo alla pandemia.

Le diseguaglianze si sono fatte più evidenti nelle famiglie popolari, tra le persone più povere e bisognose, a cui viene precluso l’accesso ai costosi servizi sanitari privati, cosi come alla Didattica a Distanza, la quale richiede conoscenze e disponibilità di svariati strumenti informatici, non alla portata di tutti.
Il reddito nella nostra città non deve più essere la discriminante per accedere ai servizi essenziali per la salute, l’istruzione e la casa.

Dobbiamo favorire lo sviluppo del buon lavoro e tutelarlo nella parità di genere e nei diritti, anche nel diritto fondamentale alla sicurezza e alla salute, contro qualsiasi discriminazione, contro il lavoro irregolare e precario.
Per ottenere ciò bisogna frenare la privatizzazione delle aziende partecipate, rafforzare la valorizzazione dei dipendenti pubblici e dei servizi pubblici alla cittadinanza.

È necessario imporre nei bandi di gara il rispetto delle regole su salute e sicurezza in tutta la catena degli appalti, così come potenziare il sistema dei controlli sulla regolarità e sulla sicurezza del lavoro.

Bisogna dare un forte impulso a tutto il mercato del lavoro che coinvolge la cosiddetta economia verde, cioè il modello di sviluppo economico basato su un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, in grado di garantire al tempo stesso una significativa riduzione dei rischi ambientali.
Consci che il futuro è legato alle nuove professioni in campo ambientale, sconfessiamo al tempo stesso chi continua a sostenere che l’edilizia sia l’unico settore a dare impulso al mercato del lavoro, in particolare a quello femminile, impiegato nella costruzione soltanto per il 6% del totale degli addetti.

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